mercoledì 13 ottobre 2010

Atripalda, allagamento canile.


Antonio Prezioso
Consigliere comunale FLI


Già nel maggio del 2008 interrogavo il Sindaco circa la scelta di “sistemare”, presso un canile privato di Avella, i randagi accalappiati nel nostro territorio comunale. Le mie perplessità  riguardavano la cifra impegnata a bilancio di 4300 euro per la custodia di un certo numero di cani  e per la durata di tre mesi, cifra che, vista la fatiscenza del nostro canile comunale, poteva essere impegnata per alcuni interventi di cui necessitava e necessita tuttora. Tralasciando la sorte che hanno avuto i cani mandati a dimora presso il suddetto canile privato, che credo essere stata assolutamente negativa, la mia interrogazione mirava ad attirare l’attenzione sul nostro fatiscente canile da tempo abbandonato da tutte le precedenti amministrazioni. Chiaramente per apportare tutte le necessarie migliorie, tale cifra non sarebbe stata sufficiente, ma almeno era il segnale dell’impegno dell’amministrazione per migliorare il nostro rifugio comunale, ed avrebbe consentito così,  di eseguire i primi lavori, quelli più necessari. Però a distanza di alcuni anni stiamo qui a registrare gli ennesimi disagi che vivono i volontari dell’AIPA, costretti a prendere atto dell’allagamento del canile, cosa che non fa altro che aumentare  disagi che essi vivono quotidianamente. Leggo le legittime recriminazioni della Luongo, responsabile del canile di Atripalda, che si sente abbandonata da tutti in questa sua “missione”. Rassegnando la mia solidarietà e vicinanza ai volontari dell’AIPA, anticipo che nei prossimi giorni mi farò portavoce delle loro richieste e delle lamentele, sperando di riuscire a sensibilizzare il Sindaco su questo grosso problema che da anni nessuno vuole affrontare e che ritorna alla mente solo quando si creano allagamenti o problemi contingenti. È vero che i cani non votano e non danno una ricaduta in termini di consensi, ma chi amministra deve farlo secondo coscienza, prendendo posizione e impegnandosi sulle battaglie che ritiene giuste, al di là del tornaconto elettorale.


sabato 2 ottobre 2010

Capiamo i silenzi. Ma potrebbe essere davvero un'occasione storica

Capiamo i silenzi. Ma potrebbe essere davvero un'occasione storica

Voi che sognate un'altra destra,
se ci siete battete un colpo

di Filippo Rossi
Se ci siete battete un colpo. Adesso, perché altrimenti potrebbe essere troppo tardi. Se ci siete, vi prego, battete un colpo. Voi, proprio voi che avete un’idea della politica diversa da quella che è andata in onda in questi ultimi anni. Voi, proprio voi che avete sognato una destra diversa dal populismo, dal leaderismo, dal fancazzismo barzellettaro modello billionaire.

Se ci siete battete un colpo, perché potrebbe essere un’occasione storica (e unica) per costruire finalmente una destra degna della sua storia: moderata? liberale? europea? laica? normale? montanelliana? longanesiana? non ideologica? anti totalitaria? tollerante? Chiamatela come vi pare. Sicuramente una destra senza bava alla bocca, una destra che sa discutere senza faccia luciferina. Una destra centrale e democratica, costituzionale e istituzionale. Garbata, perché no. E anche tradizionale. E morale.

Perché, davvero, non si capisce cosa c’entrano valori come decoro, fiducia, legalità, onestà, socialità, sincerità con una destra che si mette a servizio del signorotto di turno. E cosa c’entrano valori “tradizionali” come la bontà e la nobiltà di cuore, la pietà e la temperanza con una destra caciarona e sciatta, sbracata e volgare? E cosa c’entra, anche, l’idea futuristica e dannunziana di una rivolta generazionale con un potere occupato (e bloccato) da ultrasettantenni?

Se ci siete, battete un colpo. Fatevi vivi. Entrate in campo. Dove siete non importa: conosciamo la vostra insofferenza per quel sta succedendo; capiamo i vostri silenzi sconfortati, la vostra impotenza. Battete un colpo per evitare che, ancora una volta, questa destra normale e maggioritaria, questa destra senza paure, si debba vergognare di una classe dirigente che agisce “in nome e per conto” senza averne nessuna legittimità. Di una classe dirigente (?) che vive e prospera grazie al “signorsì”. Di una classe politica che accetta che una scuola pubblica, statale (do you remember il “senso dello stato”?), venga marchiata a fuoco con i simboli di un partito che magia pane e secessione. Una classe politica che fa spallucce di fronte alle offese, alla volgarità ridanciana e cafona. Di fronte alla bestemmia fatta istituzione.

Battete un colpo adesso, per evitare che ancora una volta questa destra profonda debba scegliere tra due alternative: quella di starsene a casa per impotenza o quella di essere schiacciata a sinistra per la disperazione. Perché, quando la puzza è troppo forte, turarsi il naso è inutile.

2 ottobre 2010

martedì 21 settembre 2010

L’amministrazione comunale fugge di fronte alle responsabilità.

Antonio Prezioso
Consigliere comunale Atripalda
Futuro e Libertà per l’Irpinia

L’amministrazione comunale fugge di fronte alle responsabilità. Questa è l’unica spiegazione all’assenza di un rappresentante della giunta comunale o almeno di qualche consigliere di maggioranza, alla manifestazione dei commercianti del Mercato del Giovedì di Atripalda.
Stamattina,come ampiamente pubblicizzato per mezzo stampa, i suddetti si sono recati in corteo dinanzi alla sede del Comune di Atripalda, per esprimere il proprio dissenso per ciò che sta accadendo alla storica fiera di Atripalda che ormai non si svolge da ben tre settimane. Di fronte alle numerose “sconfitte” legali, l’amministrazione insiste sulla strada della contrapposizione netta. Per carità, è una scelta legittima, ma ciò che preoccupa è che attualmente non esiste alcuna strategia di riserva nel caso in cui il Comune dovesse soccombere definitivamente dinanzi al TAR  A mio avviso si sta perdendo fin troppo tempo, senza che il Sindaco abbia avuto la sensibilità e la responsabilità di convocare un consiglio comunale ad hoc, così come richiesto dalle opposizioni consiliari e senza fornire spiegazioni UFFICIALI né ai rappresentanti di categoria dei commercianti, né ai rappresentanti delle associazioni dei consumatori né ai rappresentanti del popolo, i consiglieri comunali di Atripalda. Nel reiterare la richiesta di discuterne in via ufficiale nella sede naturale, il Consiglio Comunale, invito l’amministrazione comunale e prendere in considerazione il piano presentato in consiglio comunale, che prevedeva il ritorno del Mercato nella sede storica di piazza Umberto I e strade adiacenti, dove si è svolta per anni, rispettando nel contempo l’esito del referendum consultivo promosso nel 2004.

sabato 18 settembre 2010

"Il Teatro"

Il teatro è un insieme di differenti discipline, che si uniscono e concretizzano nella esecuzione di un evento spettacolare dal vivo.
Proveniente dal greco θέατρον (théatron, che significa "spettacolo"), da θέα (théa, ossia "vista"[1]), comprende le arti tramite cui viene rappresentata, sotto forma di testo recitato o drammatizzazione scenica, una storia (un dramma, nel senso etimologico del termine). Una rappresentazione teatrale si svolge davanti ad un pubblico utilizzando una combinazione variabile di parola, gestualità, musica, danza, vocalità, suono e, potenzialmente, ogni altro elemento proveniente dalle altre arti performative. Più strettamente, non c'è necessità dell'esistenza del testo: il movimento del corpo in uno spazio con fini artistici ed illustrativi, eseguito di fronte ad un singolo spettatore, è definito di per sé teatro.
Oltre al teatro di prosa in cui la parola (scritta o improvvisata) è l'elemento più importante, il teatro può avere forme diverse, come l'opera lirica, il teatro-danza, il kabuki, la danza katakali, l'opera cinese, il teatro dei burattini, la pantomima, che differiscono non solo per area di nascita, ma per il differente utilizzo sia delle componenti che compongono la rappresentazione, sia per i fini artistici che esse definiscono.
La particolare arte del rappresentare una storia tramite un testo o azioni sceniche è la recitazione, o arte drammatica. In molte lingue come il francese (jouer), l'inglese (to play), il russo (играть - pron. igra't), il tedesco (spielen), l'ungherese (játszik) e nelle lingue nordiche il verbo "recitare" coincide col verbo "giocare". Il termine italiano, invece, pone l'accento sulla finzione, sulla ripetizione del gesto o della parola ("citare due volte").
Come qualsiasi altra forma artistica e culturale anche il teatro si è evoluto dalle origini ad oggi, nelle diverse epoche e luoghi. La storia del teatro occidentale pone come origine di questa disciplina la rappresentazione teatrale nella cultura dell'antica Grecia: i precedenti esempi teatrali ed altri) ci aiutano a comprendere la nascita di questo genere, ma non vi sono sufficienti fonti per delinearne le caratteristiche.

giovedì 9 settembre 2010

A difesa di una tradizione:Il mercato.

  


Di Antonio Prezioso Consigliere Comunale


Ieri sera è giunta la notizia che il TAR Salerno con apposto decreto, revocava i decreti precedenti che di fatto impedivano lo svolgimento del Mercato nella aree designate, consentendo in tal modo le vendite nella sola area di Parco delle Acacie. Stamattina i commercianti, gli alimentaristi in questo caso, che avrebbero potuto regolarmente vendere nell’area loro assegnata, per solidarietà con gli altri 86 commercianti ai quali era preclusa tale possibilità, hanno tenuto chiusi i loro punti vendita". Lo dicde in una nora il consigliere comunale Antonio Prezioso. "Purtroppo - aggiunge - la concessione a far aprire solo il 50% delle attività di vendita è l’ennesima beffa a danno dei commercianti e degli atripaldesi. Lo storico mercato del Giovedì subisce l’ennesimo danno, a causa della condotta sconsiderata dell’amministrazione Laurenzano, che dapprima con la mancata costituzione dinanzi al TAR, ha favorito l’ordinanza di sospensione delle delibere di chiusura della strada, ed oggi continua a prendere decisioni i improvvisate ed incomplete. Spero sia chiaro che il danno di immagine che si sta perpetrando a danno di Atripalda è enorme, il Mercato del giovedì che da secoli ha rappresentato una vetrina per la nostra città e l’ha condotta a ricoprire il ruolo di città del commercio per antonomasia in irpinia, sta subendo dei danni senza precedenti. Invito i cittadini atripaldesi a destare la propria attenzione sulle vicende che si stanno consumando in queste settimane. Sempre più persone si recano in altri mercati a fare la spesa, sempre più commercianti ambulanti sono orientati a cambiare aria. Ero e resto convinto che il mercato del giovedì è un valore aggiunto per il commercio a posto fisso atripaldese ed è rappresenta una possibilità di risparmio per i cittadini atripaldesi. Pertanto invito il Sindaco a convocare il Consiglio comunale luogo deputato ad affrontare tale questione, come già richiesto dalle opposizioni consiliari la scorsa settimana. Il sottoscritto è in prima fila a difesa della tradizione che ha fatto grande Atripalda negli anni".

martedì 7 settembre 2010

De la morte del Mercato del Giovedì

Di Antonio Prezioso Consigliere Comunale

Molto spesso negli ultimi giorni mi ritrovo a pensare a cosa sarebbe successo se, il Consiglio Comunale di Atripalda, avesse recepito il referendum consultivo sul mercato e disposto il ritorno dei commercianti nelle aree che storicamente hanno occupato il giovedì, ovvero piazza Umberto I e strade adiacenti. Innanzitutto avrebbe significato che la mia linea sarebbe stata maggioritaria(ricordo che in quella seduta io votai per il ritorno in piazza), ma purtroppo la ferma convinzione della maggioranza di centrosinistra, unito all’incertezza di alcuni consiglieri comunali di minoranza, hanno fatto si che il mercato fosse delocalizzato ai confini con Avellino in quella strada, via San Lorenzo, che oggi è al centro di un contenzioso giudiziario tra amministrazione ed un imprenditore che si sente in qualche modo danneggiato dalla chiusura di 5 ore della strada al traffico veicolare. Ma come è “noto” con i se e con i ma non si è scritto la storia. Ed eccoci qui alle prese con l’ennesima “grana atripaldese” che giovedì scorso ha portato alla sospensione del mercato. Tante parole, tante chiacchiere e tante carte sono state mandate in giro. In un incontro con le associazioni di categoria dei commercianti ambulanti, si è più che altro celebrato un processo, nella sede sbagliata però, dove sono state spiegate le posizioni di tutte le parti in causa, ma nessuno è stato in grado di dirci cosa accadrà giovedì prossimo, se i commercianti devono approvvigionarsi di merce e se i cittadini atripaldesi possono programmare una capatina al mercato per fare le proprie compere alimentari e non, nessuno ci ha spiegato cosa accadrà nell’attesa che la giustizia amministrativa si esprime nel merito della vicenda e parliamo di mesi. Purtroppo questa incapacità di affrontare le cose nel giusto modo, questa incapacità di programmazione e gestione sono il leit motiv di questa giunta che ormai ci ha abituato ai suoi sfaceli. Ma questa volta la posta in campo è altissima, in quanto non parliamo di tutelare un singolo imprenditore, l’amministrazione o i commercianti che animano la fiera del giovedì, ma parliamo di una TRADIZIONE, di un TRATTO CARATTERISTICO della nostra città, stiamo giocando con l’esistenza dello storico Mercato del giovedì di Atripalda, che nei decenni ha contribuito ad accrescere la fama di Atripalda come città a vocazione commerciale, che per anni ha contribuito ad attirare gente da tutta la provincia, ha contribuito a fare da vetrina per i nostri siti culturali e anche per le attività commerciali a posto fisso. Ormai ben poche cose caratterizzano in positivo Atripalda, l’ultima la sta sopprimendo lentamente una classe dirigente miope che, chissà per quale ragione ha deciso di marginalizzare questa tradizione centenaria al grido di : ormai la gente va nei supermercati. Tanto che qualcuno ipotizza una precisa strategia di “assassinare” questa tradizione proprio col fine di favorire i supermercati atripaldesi che evidentemente danno lavoro alle uniche persone che stanno a cuore a questa amministrazione. Vox populi. L’atteggiamento dell’amministrazione comunale è agghiacciante, dopo non aver avuto la “capacità” di nominare, in tempo utile, un legale che tutelasse i nostri interessi dinanzi al TAR, determinando in tal modo il decreto di sospensione della chiusura al traffico della strada e successivamente la dichiarazione di nullità della delibera di consiglio comunale che trasferiva il mercato nell’attuale sede, giovedì scorso, “più veloce della luce”, a mezzogiorno produce, fa stampare e poi affiggere i manifesti che rassicurano tutti gli atripaldesi sull’intenzione di voler tutelare e difendere il Mercato, additando il malvagio imprenditore che vuol far chiudere il Mercato.
Ormai è chiaro a tutti che siamo di fronte alla pura incapacità di chi ci amministra e che l’ennesima debacle dovrebbe indurre la giunta intera a fare un paso indietro e togliere il disturbo rassegnando le dimissioni, perché vorrei ricordare che assassinato il Mercato del giovedì, ben poco resterà da amministrare ad Atripalda.